La vita dopo l’USAID: i giovani imprenditori in Etiopia sono un esempio lampante di resilienza  

Un asilo nido, una sartoria e una caffetteria: tre storie che testimoniano la determinazione dei giovani in Etiopia dopo l’improvviso ritiro dei finanziamenti dell’USAID

Beta Ade: Costruire un’attività che sia interamente sua

«Mi sono resa conto che nella mia comunità c’era una lacuna. Molte madri volevano andare a lavorare e provvedere alle loro famiglie, ma non potevano farlo perché avevano bambini piccoli a casa.»    

Beta Ade ha 27 anni e ci parla dall’asilo nido che gestisce a Tulu Dimtu, nella periferia meridionale di Addis Abeba: stanze ben tenute, pareti colorate e comodi materassi dove i bambini possono riposare. La sua è una storia di resilienza iniziata prima che l’amministrazione Trump smantellasse l’USAID all’inizio del 2025.  

La drastica – e improvvisa – riduzione dei finanziamenti ha colpito duramente molti paesi, tra cui l’Etiopia. Ma a più di un anno di distanza, l’attività di Beta è ancora in piedi, grazie alla sua determinazione e alla Kefeta Youth SACCO, la cooperativa di risparmio e credito sostenuta da Amref Health Africa e guidata da giovani di Addis Abeba.    

“Ho pensato che fosse una buona opportunità, non solo per loro [le mamme del mio quartiere] ma anche come attività per me”, racconta Beta, che ha conseguito la laurea in ostetricia. “Ho sempre desiderato avviare un’attività che fosse interamente mia”. Il prestito decisivo che Beta ha ottenuto tramite Kefeta è arrivato nel giro di una settimana. Oggi la sua attività è cresciuta e lei guarda oltre le proprie ambizioni: «Ho quattro dipendenti, quindi grazie a questa attività riesco anche a sostenerli».  

 

Ma l’incertezza causata dall’improvviso ritiro dei finanziamenti dell’USAID — che ha colpito molti programmi di sviluppo e sanitari in Etiopia, compresi quelli volti a sostenere e responsabilizzare i giovani — si fa sentire anche qui. L’iniziativa di Beta ha avuto un tale successo che ha richiesto un secondo prestito per ampliare l’asilo nido e aprire nuove filiali, ma «mi hanno detto che c’è una lista d’attesa». La SACCO dispone ora di fondi limitati. Eppure, nonostante le sue preoccupazioni, Beta nota un aspetto che parla di sostenibilità: «La maggior parte delle SACCO che conosco crolla quando i finanziamenti si interrompono. Questa invece è ancora in grado di sostenere l’intero sistema». È la stessa logica che Amref Health Africa ha scelto di seguire dopo i tagli: non chiudere tutto, ma adattarsi alla nuova realtà, continuando a generare impatto nel tempo. 

Scegliere di continuare

Wasihun Andualem, responsabile dei programmi per i giovani di Amref in Etiopia, racconta una storia simile. Quando l’USAID è stata smantellata, il portafoglio dei programmi per i giovani di Amref si è ridotto di oltre il 90%. Ciò ha comportato l’interruzione quasi immediata delle attività, la riduzione dei servizi, il calo del numero dei centri giovanili da 23 a 10 e la chiusura di 88 punti informativi relativi alla salute sessuale e riproduttiva e alla pianificazione familiare. Di conseguenza, il numero di giovani assistiti è diminuito di quasi la metà, passando da due milioni a poco più di uno.   

 

In questo contesto, la resilienza non è una parola d'ordine: è una scelta concreta, determinata e operativa. Per Amref e per i giovani che sostiene, uno dei pilastri fondamentali è il rafforzamento delle competenze digitali in dieci centri giovanili, attraverso investimenti nelle infrastrutture e nelle piattaforme online. Grazie a queste iniziative, oltre 50.000 giovani hanno potuto accedere a percorsi di formazione digitale e a servizi di orientamento professionale.

Il secondo pilastro è Kefeta che, nonostante tutto, continua a funzionare, sta ampliando la propria base e oggi conta quasi 14.000 membri attivi. Circa il 90% dei prestiti sostiene piccole imprese gestite da giovani. In media, ogni attività genera lavoro per almeno altri due giovani, creando un effetto moltiplicatore che diventa ancora più cruciale quando le risorse diminuiscono. 

Wasihun Andualem, responsabile dei programmi per i giovani di Amref in Etiopia, racconta una storia simile. Quando l’USAID è stata smantellata, il portafoglio dei programmi per i giovani di Amref si è ridotto di oltre il 90%. Ciò ha comportato l’interruzione quasi immediata delle attività, la riduzione dei servizi, il calo del numero dei centri giovanili da 23 a 10 e la chiusura di 88 punti informativi relativi alla salute sessuale e riproduttiva e alla pianificazione familiare. Di conseguenza, il numero di giovani assistiti è diminuito di quasi la metà, passando da due milioni a poco più di uno.   

In questo contesto, la resilienza non è una parola d'ordine: è una scelta concreta, determinata e operativa. Per Amref e per i giovani che sostiene, uno dei pilastri fondamentali è il rafforzamento delle competenze digitali in dieci centri giovanili, attraverso investimenti nelle infrastrutture e nelle piattaforme online. Grazie a queste iniziative, oltre 50.000 giovani hanno potuto accedere a percorsi di formazione digitale e a servizi di orientamento professionale.

Il secondo pilastro è Kefeta che, nonostante tutto, continua a funzionare, sta ampliando la propria base e oggi conta quasi 14.000 membri attivi. Circa il 90% dei prestiti sostiene piccole imprese gestite da giovani. In media, ogni attività genera lavoro per almeno altri due giovani, creando un effetto moltiplicatore che diventa ancora più cruciale quando le risorse diminuiscono. 

Tsion Gebreheywot: un percorso che le calza a pennello

A Galan, alla periferia di Addis Abeba, la ventitreenne Tsion Gebreheywot gestisce un’attività di sartoria. «Ho scelto questa strada perché è qualcosa che mi si addice perfettamente», afferma. È entrata in contatto con Kefeta durante un corso di formazione all’università: «Ci hanno parlato del programma di prestiti per i giovani, in cui il tasso di interesse era inferiore rispetto a quello di altre organizzazioni». Oltre al prestito, Tsion sottolinea il valore della formazione: "Ci hanno insegnato competenze utili per la vita e come preparare un business plan".   

Ma oggi la crescita ha subito un rallentamento: «Il processo [per ottenere un prestito aggiuntivo] è in ritardo e sto aspettando da molto tempo, a causa della carenza di fondi disponibili». Per Tsion, l’effetto è concreto: «Se avessi ricevuto i soldi in tempo, avrei assunto più persone e comprato più macchinari, invece, sto ancora lavorando con un solo macchinario. È difficile». Eppure anche lei constata che il modello regge: «Anche dopo il taglio dei finanziamenti, Kefeta è ancora attiva». Ha persino notato piccoli segni di progresso: «Il vecchio ufficio era molto piccolo, mentre quello attuale […] è migliore. Sembra una vera banca». 

Tsion Sertse: Da dipendente a imprenditore

A Shola Gebeya, sempre ad Addis Abeba, la venticinquenne Tsion Sertse gestisce Kalon Coffee. Descrive come sia cambiato il suo modo di pensare quando ha ottenuto il prestito. “L’esperienza ha cambiato completamente il mio modo di pensare: [sono passata] da dipendente a imprenditrice”, afferma. Per Tsion, il Kefeta Youth SACCO risiede nelle condizioni flessibili che offre. «La maggior parte delle organizzazioni richiede garanzie», spiega, mentre Kefeta non lo fa. In un sistema caratterizzato da tassi di interesse spesso proibitivi, poter accedere a condizioni più sostenibili fa tutta la differenza. Ma, come i suoi coetanei, Tsion osserva che quando «ci sono problemi di liquidità», i prestiti diventano meno accessibili e i tempi di attesa si allungano.   

La lezione appresa in Etiopia è chiara: sebbene i tagli abbiano ridotto la portata e il ritmo delle attività, non hanno cancellato ciò che era stato costruito per durare nel tempo. In un contesto instabile, la resilienza si misura nella capacità di mantenere in vita imprese come queste, continuando così a generare opportunità, occupazione retribuita e autonomia. Giovani come Beta, Tsion e Tsion incarnano questo spirito imprenditoriale che garantirà un futuro più equo per l’Etiopia. 

Nel 2025, Amref Health Africa ha fornito supporto a 33.499 persone nel campo dei mezzi di sostentamento e dell'autonomia economica, attraverso programmi di formazione per l'occupabilità e l'imprenditorialità, prestiti per l'avvio e lo sviluppo di piccole attività imprenditoriali e percorsi di inserimento lavorativo.

Dona oggi per offrire a più giovani la possibilità di costruire il proprio futuro.